sabato 18 gennaio 2014

Tanti auguri nonno Franco.

Le mie due gioie, Lucas e Minea
Oggi è il mio compleanno, vorrei farmi gli auguri. In fondo chi meglio di me saprebbe augurarmi un giorno pieno di qualunque cosa io desidero? Tanti auguri a me allora!
Caro Franco,ti auguro di non pensare troppo al fatto che l’età avanza. 
Sei ancora un gran bel ragazzo (insomma...), anche se 69 inverni si vedono tutti, nelle spalle, nelle esperienze, negli occhi.
Ti auguro di essere sereno tutto il giorno, di non pensare a quel "cacchio" di valore glicemico almeno oggi, mangia serenamente una bella fetta di torta e vedrai che non succederà niente.
Franco caro, vedrai che riceverai gli auguri da tutti, ma proprio tutti, vedi che Facebook a qualcosa serve?
Pensa che riceverai i regali più belli oggi, i baci dei tuoi meravigliosi nipotini e le parole dei tuoi figli che ti prenderanno anche un pò per il culo sorridendo.
Sei un nonno fantastico, te lo devo ricordare proprio oggi che è il tuo compleanno o te lo ricorderai per tutto l’anno?



A voi che siete passati da qui propio oggi vi lascio questa fetta di torta
FoF

giovedì 16 gennaio 2014

Ragazzi non emigrate fate come: "Roland Ruff."

Roland Ruff è ungherese. Ha 37 anni e la passione per la bici da sempre. Nel 2009, con il connazionale Thomas Simon, ha inventato a Roma "Eadessopedala," uno dei primi servizi italiani di consegne in bicicletta. «L'idea iniziale di Thomas era di rendere la città meno inquinata e caotica. Io invece volevo solo pedalare» racconta Roland. «A Budapest avevo già fatto il bike messanger, gestivo un gruppo di corrieri, ma non mi bastava. Avevo voglia di viaggiare, fare qualcosa di mio. Sono partito per Valencia, ma in Spagna non c'era lavoro».
E' allora che riceve la telefonata dei suoi due ex capi di Budapest: «Vai a Roma c'è un altro ungherese che vuole avviare quest'attività». Prende figli e bagagli e parte. Con Thomas costituisce una srl. Investono 20mila euro. Partono con una bici, poche consegne a settimana. Poi le consegne aumentano, le bici pure. Partiti in due, diventano 4, 10, oggi sono 22 i corrieri che lavorano per Ronald (Thomas ha lasciato il gruppo). A parte un serbo, i collaboratori sono tutti ragazzi italiani. Lorenzo Baldarelli, 32 anni, ex giornalista con una laurea in storia, ogni giorno fa 100 km e 30 consegne. Guadagna 700 euro al mese. «Al giornale il lavoro andava male e io ero sempre più depresso. Ho iniziato per gioco, sono un ciclista e ora grazie a un immigrato in Italia ho un lavoro che mi piace. Il 60% di noi è laureato, chi in filosofia, chi in storia, chi in architettura. Iniziamo per pagarci gli studi, poi travolti dalla passione per la bici e per l'ungherese, continuiamo a pedalare» racconta Lorenzo. Eadessopedala arriva a fare 300 consegne al giorno. Prezzi al cliente: da 7 a 20 euro la corsa. 50mila euro il fatturato 2011, 80mila quello del 2012, supera i 100 mila quello del 2013. «A Roma ci sono 120 imprese che fanno consegne. Ma anche Giorgio Armani ci ha scelto.
Per la sua festa all'Eur a giugno abbiamo consegnato 500 inviti in due giorni. La nostra marcia in più? Sorridiamo, siamo felici (pedalare rendi belli), consegniamo entro due ore dalla chiamata in qualsiasi parte della capitale (non è poi così grande, sa?). 
källa:24ORE
Non abbiamo ritardi e, se succede, il servizio è gratis. Prima di presentarci, togliamo il casco dalla testa e la sigaretta dalla bocca. 
«Tornare a casa? La mia casa è l'Italia. Amo Roma ogni giorno di più. Qui ho creato un'impresa. Qui vivo. Qui voglio far crescere i miei quattro figli» conclude Roland.


Ragazzi non emigrate. Se siete capaci di fare qualcosa in Germania o in Svezia, potete farcela anche in Italia».




Sto invecchiando: "Cómo me gusta el Bacalao!!!"

Ci sono momenti nella vita che uno pensa che non arriveranno mai. 
Si rimandano, si scansano, si evitano ma alla fine arrivano lo stesso. Per me è arrivato il momento di mangiare il baccalà con i broccoli quasi volentieri, in cui i broccoli malgrado tutto non mi sono sembrati così terrificanti e il baccalà mi è sembrato commestibile mentre con gli spinaci…no con quelli no, mi fanno ancora schifo.

Una bazzecola in confronto alla scelta dell’ombrello: in questi giorni io, Franco Fazio, sono uscito con l`ombrello, quello che ho comprato da ”JULA” in offerta. E sottolineo “comprato”, perchè se tempo fa ci fosse stato il diluvio universale, con l’arca di Noé che faceva a gara con lo yacht di uno sheiko arabo sull`autostrada vicino casa mia..., e se l’ombrello jula fosse stato l’ultimo disponibile, io, Franco Fazio, non lo avrei mai comprato, sarei uscito senza. Con grande serenità. Perchè l’ombrello jula per i miei gusti sarebbe stato troppo grande, e scomodo.

Dulcis in fundo: ci si mette anche il mio nipotino Lucas. Che mi accusa: ”nonno invece di fami le coccole mi chiedi solamente come vado a scuola…,” io Franco Fazio, domando ”come vai a scuola…???” 
Brutto segno, sto invecchiando veramente sto!

martedì 14 gennaio 2014

Un pomeriggio in ospedale.

Oggi  pomeriggio sono andato in ospedale, che sensazione bizzarra aggirarmi tra quei corridoi caldi e eternamente uguali. La percezione però rimane sempre la stessa: la stranezza di sentirmi oppresso, rinchiuso, ai limiti del claustrofobico. Gli ospedali mi hanno sempre fatto questo effetto. Non ci hanno forse insegnato che sono i luoghi in cui la gente guarisce e dove quindi si presuma tu possa ritrovare una certa pace? Quando poi ci entri capisci quanto sia effettivamente il ricettacolo della devastazione umana, di qualcosa che distrugge i nostri corpi non più macchine perfette.
Una novità c’è eccome, ora per fare l’accettazione c’è un terminale che ti dice dove andare, molto utile mi dico. Ma quel sollievo per un sistema che progredisce è interrotto dal pianto di una ragazzina seduta all’angolo della sala. Cosa le avranno detto? Cosa le attende il futuro? avrà un angelo accanto a se per sostenerla? Mi accomodo davanti alla stanza 24 e attendo che facciano il mio nome. 

Una donna e sua figlia sono adirate, dopo tutto avevano appuntamento alle 12,10 e ora sono già le 12,20. Tra quei corridoi troppo carichi di luce artificiale e troppo poveri di luce naturale si aggirano sedie a rotelle in una ricerca continua di un’uscita e semplici esseri umani confusi. Provo a isolare i miei pensieri, cosa mi diranno tra poco? Ma perché improvvisamente tutti vogliono parlare con me o mi fissano? Una donna in camice bianco interrompe la sua corsa e mi fissa. A gran voce si rivolge a me: “oh mi scusi! È che mi ricordava una persona... mi spiace”.Accenno un sorriso e lei riprende la sua corsa. 

Coloro che aspettano con me trovano ogni scusa per parlarmi: l’anziana signora mi guarda con una cartaccia in mano aspettando che le riveli (chissà perché propio io) dove si trovi il cestino mentre l’indiano inizia dal nulla a raccontarmi quale incidente lo ha portato qui in questo esatto momento. Io voglio stare solo con i miei pensieri e gioco a fare lo "svedese...", chiuso, freddo, inpenetrabile e non rispondo... non faccio altro che accennare sorrisi di convenienza. Mi sembra di essere dentro a un grande Truman Show. Ma dove si troverà la telecamera? La visita va peggio del previsto. l`idea di dover iniziare ad iniettarmi insulina da solo mi terrorizza. Ma questo non vi deve importare. Quello che vorrei dirvi è di come abbandonando il centro visite mi sia recato al settimo piano dove c`è un mio amico, ed ex.collega, ricoverato per un intervento al cuore vedo malati che giacciono nei loro letti, in confortevoli camerette, avvolti da un caldo tepore quasi famigliare. Ben due infermiere mi si sono avvicinate cercando di aiutarmi. Le ringrazio cordialmente e dico loro che voglio parlare con la capo sala. (non só perchè ma voglio parlare con la capo sala). C’è chi dorme e chi trasporta qualcosa, chi cammina come se stesse portando sulle spalle le pene del mondo e chi mi osserva chiedendosi “ma questo chi è?”  Trovo il mio amico, che inizia subito a parlare con orgoglio del suo nuovo Pacemaker spiegandomi ogni dettaglio tecnico, ci sediamo in una kaffetteria riservata ai malati c`è un bricco di caffè in caldo ci prepariemo un panino con prosciutto e formaggio il discorso scivola su l`ultima partita di hockey su ghiaccio vinta dalla sua squadra del cuore.
Il mio amico si dimostra molto soddisfatto della prestazione della sua squadra spiegandomi come abbiano fatto a rovesciare a loro vantaggio il risultato finale, dal tono emozionato della sua voce si capisce che è un grande tifiso, io per farlo contento cerco di fare una faccia molto interessata all`argomento, inutile spiegargli per la centesima volta che io di hockey su ghiaccio non ne ho mai capito niente e nemmeno mi interessa.
Perché l’ospedale deve essere così ospitale? così bianco e pulito come le lenzuola appena cambiate? Se ci penso bene quel luogo rispecchia in pieno il mio animo, sono in estrema sintonia con esso e la cosa non è affatto buona.
Buonanotte a tutti.




Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.