Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

mercoledì 22 febbraio 2012

Sto qui a parlare bene dell’Italia.

Voglio andare contro corrente. Rendermi impopolare.
Sto qui a parlare bene dell’Italia.

Non va tutto bene, d’accordo. Ma non va neanche tutto così irreparabilmente male. Non sono uno a cui piace nascondere la polvere sotto il tappeto. Ma non scambio nemmeno una vibrazione per un terremoto.
Non me la sento, io, di prendermela col sistema paese se da noi non nasce uno come Steve Jobs. Se non altro perché, in tutto il mondo, ne è nato soltanto uno negli ultimi cinquant’anni. O allora anche gli altri Paesi sono messi male o, più realisticamente, geni di questa levatura sono assai rari e non è un caso che essi trovino il loro naturale terreno fertile in quel fazzoletto di terra, che è il cuore dell’industria informatica di consumo globale, che porta il nome di Silicon Valley.
I soliti predicatori continuano a ripetere che non c’è innovazione in questo Paese. Mi viene spontaneo chiedere da che parte stiano guardando. L’Italia è fatta di tante eccellenze, non da ultimo nel campo della tecnologia. Siamo l’avanguardia mondiale nello sviluppo e produzione di tecnologie spaziali, tanto per dirne una. Ma questo forse non è abbastanza cool come tre ragazzotti che conquistano il mondo con un’applicazione da 140 caratteri.
Per una volta, troviamo l’onestà di non alimentare ulteriormente la nostra mediocrità dando la colpa a quello che c’è lì fuori per i nostri insuccessi personali. 
Chi ha un’idea e la determinazione necessaria per realizzarla se ne frega di quello che ha intorno. Le condizioni se le crea. Contro tutto e contro tutti. Io, in tutta onestà, non ne sarei capace. Né qui, né in nessun’altra parte del mondo. Se dovessi farne una questione di vita o di morte, me la prenderei solo con me stesso per non esserci riuscito.
E’ facile sparare contro ogni cosa che si muove. Soprattutto quando si è troppo bravi da rimanere sempre e solo a guardare.
by Antonio Lupetti

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.