Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

mercoledì 30 ottobre 2013

Smaklig måltid. (Buon appetito.)

Come direbbe zi`Caterina: "Quanto si mangia bene in Italia non si mangia da nessun'altra parte". E, forse, questa volta avrebbe ragione.
Nel nostro paese la cultura gastronomica ha radici profonde e diffuse.
Forti di consolidate tradizioni storiche e di una felicissima posizione geografica, noi italiani produciamo e consumiamo buon cibo e buon vino.
L'Italia se ne sta là. Spalmata sul Mediterraneo e tenuta per i capelli dalle Alpi. Godendo, senza merito alcuno, di sole, mare, montagne e laghi.
Da noi tutto può essere coltivato e tutto può essere allevato. Con il risultato che per noi la cucina è un'enorme ricchezza, diversa ma sempre preziosa, da Nord a Sud, da regione a regione, da comune a comune.
Anche agli svedesi piace mangiare. Ma loro, poveretti, stanno in Svezia. E cosa cresce in Svezia? Rape rosse e patate. Patate e rape rosse.
La cucina svedese è più povera della nostra, esattamente come quella di tre quarti d'Europa. Ciò è dovuto ad una sorta di maledizione divina che fornisce a noi e a tutti i sudditi del continente millemila ingredienti disponibili, e a loro e a tutti i nordici un'esigua varietà.
Tzatziki
Gli svedesi, però, hanno deciso di trarre vantaggio dalla globalizzazione e dalla loro celeberrima passione per i viaggi. Così hanno cercato d'innestare le tradizioni culinarie straniere sulla loro cultura, fin nell'interno delle loro case.
Mi spiego meglio. Se vado da zi`Caterina e le dico "Tzatziki!", lei tutt'al più mi risponde "Salute!" Ma, se lo vado a dire ad una casalinga svedese, sono molto alte le probabilità che questa ne tiri fuori dal frigo una vaschetta preconfezionata o che, addirittura, me ne prepari con le sue vikinghe mani una scodellona formato famiglia. I supermercati svedesi sono pieni di prodotti stranieri, entrati ormai a far parte dei loro pranzi e delle loro cene. E tra le cucine di tutto il mondo, un po' per merito e un po' per la forte immigrazione, quella italiana occupa da sempre un posto speciale negli stomaci e nei cuori scandinavi. Posto che, però, non impedisce che, ogni tanto, questi stolti nordici non ne facciano inconsapevole e involontario(?) scempio.
Come quella volta che la signora Giuseppa detta Giusy siciliana DOC, con il suo ultimo fidanzato in ordine di tempo( un finlandese dal nome inpronunciabile) in occasione del suo compleanno, organizzò un pranzo per il gruppo più stretto di amici. Pranzo a base di deliziose lasagne, preparate dalle sue amorevoli manine.
Noi italiani, che un profumo così casalingo e materno non lo sentivamo da mesi, ci sciogliemmo in una pozza di besciamellica nostalgia.
Gli skandinavi, svedesi in testa, si esaltarono in una nuvola di scoppiettante entusiasmo.
Eravamo tutti felici: noi, loro e la cuoca festeggiata.
Tutti felici fino a quando Reykjavík, il fidanzato della signora Giusy dal nome impronunciabile, ebbe la malsana idea di chiedere il ketchup.
Il ketchup.
Il ketchup.
Scusatemi, ho bisogno di dirlo un'altra volta, il ketchup!
Il ketchup per affogarci le lasagne, per uccidere il sapore, per eliminare la delicatezza.
Il ketchup per fare del male alla pasta, a noi, e al mondo tutto!
Dalla parte italica della tavola partì una vera e propria rivolta:
"Eretico!", urlò la folla inseguendo lo stolto con forconi e fiaccole.
E la sciagurata scena si concluse con la defenestrazione della rossa salsa, prima, e del biondo finnico, dopo.
ursprunglig källa :
(jane)pancrazia in berlin

Noi italiani possiamo perdonare quasi tutto.
Quasi…!!!



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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.