Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

giovedì 20 febbraio 2014

"Se trovassi un amico quest’oggi, starei sempre qui".


Le colline e le rive del Po sono un giallo bruciato
e noi siamo saliti quassù a maturarci nel sole.
Mi racconta costei – come fosse un amico –
"Da domani abbandono Torino e non torno mai più.
Sono stanca di vivere tutta la vita in prigione".
 

Si respira un sentore di terra e, di là dalle piante,
a Torino, a quest’ora, lavorano tutti in prigione.
"Torno a casa dei miei dove almeno potrò stare sola
senza piangere e senza pensare alla gente che vive.
Là mi caccio un grembiale e mi sfogo in cattive risposte
ai parenti e per tutto l’inverno non esco mai più".
 

Nei paesi novembre è un bel mese dell’anno:
c’è le foglie colore di terra e le nebbie al mattino,
poi c’è il sole che rompe le nebbie. Lo dico tra me
e respiro l’odore di freddo che ha il sole al mattino.
 

"Me ne vado perché è troppo bella Torino a quest’ora:
a me piace girarci e vedere la gente
e mi tocca star chiusa finch’è tutto buio
e la sera soffrire da sola". Mi vuole vicino
come fossi un amico: quest’oggi ha saltato l’ufficio
per trovare un amico. "Ma posso star sola così?
 

Giorno e notte – l’ufficio – le scale – la stanza da letto –
se alla sera esco a fare due passi non so dove andare
e ritorno cattiva e al mattino non voglio più alzarmi.
Tanto bella sarebbe Torino – poterla godere –
solamente poter respirare". Le piazze e le strade
han lo stesso profumo di tiepido sole
che c’è qui tra le piante. Ritorni al paese.
 

Ma Torino è il più bello di tutti i paesi.
"Se trovassi un amico quest’oggi, starei sempre qui".

C. Pavese, Estate di san Martino


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Sono andato, tornato, ripartito.

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E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.