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Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

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domenica 17 agosto 2014

Il mio posto della fragole

Il mio posto delle fragole: me lo ricordo com’era allora, dolce, vibrante, il verde era di smeraldo, il blu uno zaffiro liquido mi ricordo che il sole c’era sempre, anche quando non c’era, perché me lo sentivo dentro con l’abbaglio della gioventù. La gioia nel guardarlo, ammirarlo, tuffarmici dentro, viverlo, con la pelle e l’anima, era lo scopo delle mie giornate. A volte non pensavo ad altro: solo quel posto amico esisteva. Lo sognavo la notte, poi il mattino la mia prima corsa in bici, il primo sobbalzo al cuore. Poi tanti altri a seguirlo. Andarmene faceva male. Ma non potevo fare altro, non capite? Non avevo altra scelta, in preda a rigide regole che non potevano cambiare.
Lasciare il posto delle fragole mi faceva soffrire. No anzi, sanguinavo. E solo il suo continuo pensiero mi dava forza per continuare. L’avrei rivisto tra poco, in fondo, coraggio… Un giorno però il viaggio fu più lungo (scelta mia).Ma gli anni di lontananza me lo resero sempre più bello, anche se un pò(poco poco) sbiadito. Lo cancellavo con violenza, quando mi veniva in mente, forte ancora, anche struggente, il desiderio mai appassito, la voglia di immergermi acuta…
Fu diverso, dunque, il mio posto delle fragole, quando ieri me lo ritrovai di fronte all’improvviso. Trattenevo il fiato, non sapevo che sentire, che pensare, sarebbe stato diversissimo stavolta, cambia tanto il mondo, la storia, e anche i posti, con nuove aggiunte, qualche perdita, forse importante… Ma no, mi sentii battere il cuore quando il mio sguardo lo accarezzò di nuovo, ma cercai tanto di controllare quei sentimenti clandestini e segreti.
Splendido come allora, il mio posto delle fragole. Sì, mutato, in qualche aspetto, i pini abbondanti della mia amata pineta un pò più scarsi, appena appassiti. Ma non meno cari. Forse di più. Sì, tanto di più, e le emozioni celate resuscitarono, esuberanti, eruttate dal vulcano che mi era diventato il cuore. Cambia tutto ma non cambia niente. Riafferrare quel passato con la rabbia dello spreco degli anni. L’ira e lo strazio, l’ingiustizia. Poi la possibilità (concretissima!) di dipingerlo di nuovo, con tenerezza e anche col fuoco, renderlo ancora fremente e prezioso.
Lentamente, il mio posto delle fragole si ritrasse nell’oscurità, sempre lì, sotto lo stesso sole. Ma non ne assorbiva più il calore. Né la vita. Difficire vederlo, rassegnato all’anonimità, un posto come tanti. Mi fa angustiare trovarlo così, risoluto ad avvolgersi in quel manto insipido. Che fare, dunque? Bisogna continuare, allontanarsi con fermezza, anche girare la pagina. Ce ne sono tanti di posti delle fragole in questo nostro meraviglioso mondo, e il richiamo mi infonde nuova speranza.
Posti abbaglianti, da toglierti il fiato, lontani ma anche vicinissimi, seducenti tutti. Sì sono diversi, ma non meno dolci. Certo meno amari. Che svanisca pure, allora, `sto posto delle fragole stanco. 
I'm moving on.

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.