Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

giovedì 13 novembre 2014

Il ponte" Västerbron"


Sono partito, ho camminato fino a quando i segnali lungo la strada sono spariti, fino a seminare le ultime case, lasciarmi dietro le voci. Tutte le voci, per me ormai chiacchiericci indistinti.
Ho continuato, fino a che non fossi più raggiungibile, da richiami, realtà discernbili e ripensamenti. Poi ho continuato a camminare ancora, come si potessero seminare i passi invece che le azioni. Ho continuato, anche dopo aver capito che non sarebbero bastate mai le gambe a percorrere quella linea infinita e cieca.

Sono arrivato, poi, molto dopo aver smesso di credere che la strada avesse due lembi, sono arrivato all`hotel Salem. Ho pensato che tutto avesse il tuo nome. Ho dormito poco, mi sono svegliato agitato e mi sono nutrito di pane senza sale. Era buonissimo. Sono rimasto quante notti? Quante stelle ho visto? Perché non le ricordo esattamente? L’immagine precisa e inappellabile, intendo.
Ho provato a ricomporre i principi, le evoluzioni e le giuste conclusioni, e poi ho smesso, gettato via quel gioco inutile per la mente. Sono ripartito e cammino, come posso e come riesco. Sorretto da una testardaggine infinita, stolida e coraggiosa a volte, da pezzi di memoria che ritrovo nei cassetti, da buoni “esci di prigione” che qualche amico mi ha ficcato in tasca, per quando ne avessi avuto bisogno. E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, d`inverno il lago è gelato. E’ bellissimo.

Penso ancora, mentre lo attraversa a tutta la polvere accumulata durante i miei viaggi, a quanto calore ci fosse anche quando non ero nella condizione di notarlo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.

Sono andato, tornato, ripartito.

Si incontrano cose e Vite, e persone e opportunità e si accumulano molte storie da raccontare. E così un giorno racconterò anche questo pezzo di Vita, o quanto ne ricorderò, o quanto mi parrà giusto di dover dire. Chissà, chissà fra quante tappe e Vite ne parlerò.
 



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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.