Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

sabato 23 maggio 2015

Eurovision: e ora bisogna tifare il Volo


Vinciamo l’Oscar con un film su Roma bella e decadente, forse stasera vinceremo l’Eurovision con una canzone operistica e d’amore. All’estero vendiamo bene le nostre tradizioni e anche i nostri stereotipi. Magari splendidamente confezionati, ma quello è.
Così potrebbe anche succedere che il trio del Volo porti a casa la vittoria. Perché in fondo, sono veri big internazionali.

I tre ragazzi si esibiranno questa sera, e per ora raccolgono molti favori. A differenza di altre nostre star spesso troppo provinciali, parlano inglese, scherzano in conferenza stampa, fanno i simpatici con giornalisti, registi, organizzatori. Professionalmente fanno la loro figura. Dopo i tour in Usa, sentivano la mancanza dell’Europa, dicono, e sono felici di poter rappresentare l’Italia. Il nervosismo di Sanremo, quando si sentivano sotto accusa, pare dimenticato. La loro esibizione è pura “grande bellezza” in stile Sorrentino: capitelli e busti romani giganti, nebbia e chiaroscuro, mentre i tre sguarciagolano “Ammmooooreeee”. Gli stranieri adorano, e anche molti italiani diciamolo.

Siccome non solo solo canzonette, l’Eurovision aiuta anche a costruire l’identità nazionale e europea. La prima si definisce anche dal confronto dal diverso da sé, la seconda anche dall’idea di visione comune nello stesso momento di uno stesso evento.
Lucas e Minea, con il cantate svedese Måns Zelmerlöw
Non solo: le comunità di immigrati europei vedono se stessi doppiamente rappresentati, tanto dal loro paese di origine quanto da quello ospitante. Per questo l’Eurovision è Servizio Pubblico, a suo modo.

PS: Nella foto i miei nipotini, Lucas e Minea, con il cantate Måns Zelmerlöw (a destra della foto). Anche lui in finale, questa sera  rappresenterà la Svezia sul palco della Stadthalle di Vienna. (Allora, diciamo anche un forza Svezia, piccolo piccolo però…!!)

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.