Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

venerdì 23 ottobre 2015

Riflessioni del giorno dopo

Il quartiere di Kronogården

Il quartiere di Kronogården è uguale a molti altri in tutto il Paese: abitazioni nuove, villette bifamiliari a schiera e qualche palazzone sistemato attorno al centro, formato da negozi, supermarket, scuola e biblioteca. A Trollhättan come nel resto della Svezia, zone come questo crescono in fretta per l’arrivo di stranieri che cercano riparo da guerra e povertà. E prevalentemente da stranieri è abitato Kronogården, così come ne è frequentata la scuola Kronan, ieri oggetto di un attacco terribile, una pagina di cronaca che ricorda quanto spesso arriva dagli Stati Uniti dove la facilità nel reperire armi da fuoco è oggetto di feroci discussioni.
Lavin Eskandar, 
l`eroe 20enne svedese 
di origini curde
Ma non erano armi da fuoco quelle utilizzate dal 21enne Anton Lundin-Pettersson, morto in seguito ad una sparatoria ingaggiata dalle forze di polizia e killer di due persone all’interno dell’istituto: un giovane 17enne del quale non è stata rivelata l’identità e l’insegnante di sostegno Lavin Eskandar, 20enne svedese di origini curde morto dopo essere stato colpito da una delle armi di Lundin (un coltello ed una spada) mentre cercava di difendere gli studenti. (Aggiungo che grazie a Lui si è evitato un massacro di ben altre proporzioni) Come uno studente armato di spada abbia potuto raggiungere un istituto scolastico è tema di dibattito nel Paese. Si discute della possibilità di proibire l’accesso alle aree dedicate agli studenti ai non addetti ai lavori, pratica già in atto in diverse università e nella maggior parte degli uffici pubblici. L’impressione generale però, è che date le circostanze fosse difficile prevenire un attentato simile. La stessa scuola Kronan, poche settimane fa, era stata al centro di una polemica sulla sicurezza poichè alcune zone sensibili, solitamente riservate ai soli insegnanti, erano accessibili dall’esterno.
Le discussioni politiche sull’immigrazione sono all’ordine del giorno, con prese di posizione decise da parte dei movimenti di estrema destra. Ieri, proprio in contemporanea con la mattanza di Trollhättan, l’agenzia per l’immigrazione ha riportato che si prevedono dalle 140mila alle 190mila richieste di asilo per i prossimi mesi, con un costo equivalente a 30 miliardi di corone (poco più di 3 miliardi di Euro) per il welfare. Una notizia che ha costretto il governo socialdemocratico a correre ai ripari raggiungendo un accordo con il centro-destra sull’introduzione di permessi di soggiorno temporanei per chi arriverà nei prossimi mesi, e sulla semplificazione delle espulsioni. Una mossa vista da molti osservatori come un tentativo per arginare la crescita della destra radicale.
Gli Sverigedemokraterna (democratici svedesi) sono, ad oggi, l’unico partito dichiaratamente contrario all’afflusso di richiedenti asilo in Svezia e sono passati dal 5 percento del 2010 al 13 percento nelle ultime elezioni svolte nel settembre dello scorso anno. Alcuni sondaggi hanno indicato che il supporto è in crescita e che, se si dovesse votare nell’immediato futuro, gli SD potrebbero ottenere fra il 15 e il 20 percento del supporto. L’ipotesi del ritorno alle urne è supportata dal partito in virtù della crisi in seno al governo di Stefan Lofvèn. Pur essendosi dichiarati contrari alla violenza e al razzismo, gli SD sono stati spesso al centro di polemiche legate a prese di posizione controverse dei suoi principali esponenti come Bjorn Söder, accusato di antisemitismo, e Kent Ekeroth, ripreso da alcuni passanti mentre insultava un attore di origini straniere.
Ekeroth, ripreso da alcuni passanti 
mentre insultava un attore di origini straniere.
A destare preoccupazione, non tanto per i risultati elettorali quanto per l’atteggiamento estremamente aggressivo, è stato il Partito degli Svedesi (SvP), una frazione minuscola, ufficialmente dissolta lo scorso maggio, che sosteneva la superiorità della razza ed il cui leader, Stefan Jacobsson, era stato accusato di assalto armato durante una manifestazione nel 2005. Lo stesso partito era divenuto oggetto di cronaca quando si scoprì che un suo militante stava seguendo una scuola professionale dedicata agli esplosivi a Karlskoga, la città di Alfred Nobel, con il timore che potessero ripetersi gli eventi di Utoya.
Källa: redazione@bergamopost.it 

 

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.