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Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

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mercoledì 18 novembre 2015

Stockholm in my mind


Insomma si dice che se non sei con chi ami, ama con chi sei. O qualcosa del genere. Dunque io amo Stoccolma. Accidenti, com’è bella questa città, anche con questo tempo grigio e deprimente, non freddo, ma pioviggina. Ma ciò non cambia niente sulle strade della city, la stessa energia, l’entusiasmo, la vitalità della gente che continua la vita quotidiana come niente fosse. E niente è, anche se soffri, spasimi, muori un pò, insomma prendi tutto sul serio. Non che io voglia farlo, ma sono un uomo passionale e tutto mi incita a sentire. Forse troppo, ma come ci si può controllare, calmare, anestetizzare i sentimenti? Allora vivo Stoccolma, mi immergo nella sua dolce pazzia, lascio che mi penetri nell’anima e mi scaldi, mi soddisfi.
Almeno per un pò. Esuberante città cosmopolita di anime perdute ma che continuano a cercare. Il sapore forte di sentirsi uomini liberi promessaci dalla Costituzione a cui tutti abbiamo un innato diritto. Vale anche per me questo? Siccome, in fondo, mica ci sono nato qui in Svezia... Ma sì, mi dicono, anch’io ne ho il diritto. Bene. Marciapiedi sdrucciolevoli, ombrelli coloratissimi, i cartelloni pubblicitari brillano lo stesso, la gente sorride, anche quando t’incastri con l’ombrello nella borsa di una signora che va di fretta…Il sottile senso di humor, anche questa è Stoccolma. I grattacieli di Hötorget, vetrate immense che riflettono il cielo di novembre, un novembre mite questo, strano, poca Stoccolma, ma ci va bene, certo, almeno non c’è neve…
Allora labionda vuole entrare in questo grande negozio pakistano, dove trovi, beh, di tutto. Cibi, tè, vestitini da donna con ricami di draghi, rossi, lunghi con gli spacchi laterali, ingenuamente sexy (no, io non l`ho comprato…), grandi wok (tegami in svedesi in ghisa, famosi in tutto il mondo), fiori di seta, caramelle gommose dai colori sgargianti, vasi tipo faux Ming, in un ambiente esotico dalla musica un po’stridula, con cascate che scendono sulle pareti illuminate.
Una pausa veloce in un ristorantino libanese: falafel con salsetta allo yogurt e hummus, ripieno delizioso di una soffice pita, pane tradizionale del medio oriente. Poi un caffè da favola, fortissimo, aromatizzato col cardamomo, la mia spezia preferita, canzoni in arabo sullo sfondo…subito seguite da un rock di Elvis.
Stoccolma vivissima e vivace, città poliglotta nel miglior senso della parola, aperta a tutti e tutto, ti abbraccia, ti strapazza un pò, ma lo fa con tenerezza. Per finire, cioccolata calda alla nocciola in una pasticceria italiana con tanto di cornetti alla crema e paste eleganti e carucce.
Ci sediamo un momentino sulla panchina di fuori, bagnata ma poco, a osservare la folla che avanza, sorridente e no, cellulari tra le dita, piccoli pianoforti da tenere risuonanti di SMS continui. Questa è Stoccolma.
E mi va bene così.


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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.