Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

mercoledì 6 aprile 2016

”Poveri ma Belli”


Giornata primaverile oggi a Civitavecchia, quasi estiva,così mi sono spinto fino al Ghetto per prendere un gelato, e guardarmi un pò intorno, dove la notte c`è la "movida", adesso si parla spagnolo, cavolo,"mica stiamo a parlà de pizza e fichi!" 
il Ghetto, per chi non lo sapesse è il quartiere rivale di san Giovanni, una rivalità antica dovuta al fatto che tutti e due i quartieri reclamavano il diritto di essere il centro storico di Civitavecchia, se poi capitava che uno di san Giovanni facesse il filo ad una ragazzetta ghettarola , apriti cielo ! (quante botte...)
Mi guardo attorno, mi sento fuori posto, non riconosco più nessuno dov`è la sora Maria, c'è sempre stata una sora Maria a Civitavecchia quella delle ”mappetelle." E Pippo…? Quello che faceva er pizzicarolo, (pizzicagnolo per quelli del nord) che aveva inventato la ”credit card”  su carta straccia e, faceva credito a tutto il quartiere; la in fondo c`era la parrucchiera che sapeva ”li cazzi
(i fatti) di tutti."
Poi al palazzo della Nona c'era la Festa de Noiantri con tutto il cocomero e il cocomeraro, l`orchestrina del vicinato, la gente che ballava nel cortile e panni stesi sui fili, il bombolone a gas in cucina, e c'era chi si svegliava la mattina a cantare a squarciagola e chi si arrabbiava, perché non poteva dormire.
A quei tempi mi ricordo che l`unico divertimento era Canzonissima, c'era Carosello per bambini buoni; il disoccupato, con la pagnotta sotto il braccio, che guardava pure lui la televisione, in casa della vicina; c'era il telefono duplex che se la linea era occupata ci si “incazzava a morte” con il vicino di casa.
C'era allegria, passione, ma soprattutto c'era la solidarietà. Si soffriva in un altro modo.
E poi, c'erano i “pappagalletti” che rimorchiavano le straniere di passaggio e venivano al Ghetto per farci invidia… povere straniere oggi anche senza “rimorchio”
Noi adulti leggevano l`Intrepido e Topolino e i bambini amavano Eva Kant e Diabolik, ma erano altri bambini, giocavano a pallone per strada ed erano felici così e, se non rientravano all'ora di cena, c'erano schiaffi e tutto si aggiustava, in barba agli assistenti sociali e ai psicologi di oggi.

Si cresceva con pelle di codica. I bambini erano svegli.

Adesso s'è tutto imbastardito. Basta guardare una volta il teleGiornale e si inorridisce: I figli uccidono i genitori e i genitori fanno figli a sessant'anni. Il Ghetto è diventato una discoteca e i guappi sono diventati gay e a san Giovanni, al posto della trattoria a conduzione familiare, si mangia l'hamburger americano.
Ma, la ”Fortezza Giulia” non l'hanno ancora toccata, sarà per via del Vaticano, anche se il porto vecchio ha smesso di fare il ruffiano, le hanno spento i fari e le lucciole dietro le fratte sono morte tutte disorientate.
Tornando a casa passo ”dar Viale” e vedo che l`unico che ancora resiste è Garibaldi. Bello e fiero, lassù da sopra il piedistallo, dove sembra voglia girarsi verso Piazza Aurelio Saffi, per ascoltare i san pietrini, che raccontano di quando a Civitavecchia c'erano “na vorta” i quartieri dei “poveri ma belli”: il Ghetto e san Giovanni.

Che tristezza: non voglio e non posso voltarmi indietro…domani sarà un altro giorno e vi racconterò tutta un´altra storia…!!!



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Sono andato, tornato, ripartito.

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E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.