Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

giovedì 19 aprile 2012

Un idealista.


Da ragazzo ero un idealista convinto,non parlavo d`altro ed era l`unica cosa che contava per me.ideali incalpestabili,vivevo di mare,di sole, nutrendomi delle emozioni più spontanee,ingnorando quella montagna di volgare materialismo che mi aggrediva non appena aprivo gli occhi.


Anche oggi mi piacerebbe sprofondare l’anima nella meraviglia degli verdi foreste svedesi forti ed esuberanti, che vedo dalla finestra della mia cucina.  Vorrei che mi bastasse volare sulle note struggenti di un brano di Vecchioni, Dalla, Baglioni, Bocelli…mi basterebbe anche la stimolante certezza ,vicina o lontana, non importerebbe  di un progetto con un traguardo tutto mio.  
Vorrei non commuovermi, non tremare, non avvampare, quando un auto assolutamente narcisista mi si pone davanti, con le sue ambigue lusinghe.  Vorrei, ma non posso.  Mi tenta il richiamo seducente di un auto nuova, con sedili di pelle burrosa, di un marchio prestigioso.  

Sfioro, tremante, queste forme scolpite, vivo attimi di febbre intensa, sto male,non mi resta che abbandonarmi all’ebbrezza della guida.  

Vorrei essere idealista.  Ma non posso.


Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.