Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

lunedì 8 luglio 2013

Ascesa e caduta del mito dell’egualitarismo svedese


Stoccolma anni 60
Il giornalista Viggo Gavling cresciuto nelle periferie svedesi racconta l’ascesa e caduta del mito dell’egualitarismo svedese che le recenti rivolte di Stoccolma hanno definitivamente sepolto.

Viggo Gavling
Le violenze scoppiate a Husby, nella periferia [nord-ovest] di Stoccolma, si sono diffuse alle vicine località di Rinkeby e di Tensta, a ovest della capitale, e poi a sud a Hagsätra e Fruängen. Tutte queste periferie erano state costruite nel quadro del "Miljonprogrammet", un programma che prevedeva la costruzione di un milione di alloggi in Svezia fra il 1965 e il 1975. Molti di questi quartieri sono stati battezzati con nomi poetici come Lindängen [il Prato dei tigli] a Malmö e Hammarkullen [la Collina del martello] a Göteborg.

Mia madre, quando ha incontrato mio padre alla fine degli anni Sessanta, abitava a Fruängen in un palazzo basso che era stato appena costruito e dove era la prima inquilina del piano terra. Questo piccolo monolocale le aveva permesso di mettere fine a dieci anni di vita nomade, durante i quali era passata da un appartamento all'altro. Mio padre invece viveva a Copenaghen. La giovane coppia ha trovato un compromesso e si è trasferita a Malmö nel quartiere di Rosengard [il Roseto] (probabilmente il più bel nome mai dato a un quartiere).

Dopo la mia nascita, nel novembre 1969, la nostra famiglia ha traslocato a Herrgarden in via Bennetsväg. Una delle storie che spesso si raccontano nella mia famiglia è quella del primo viaggio in autobus di mia madre a Rosengard, piena di sogni e di speranze. Oggi il quartiere Herrgarden di Rosengard è considerato dall'Ue come uno dei quartieri più poveri d'Europa.

Alla nascita di mia sorella, nostro padre è riuscito a ottenere un appartamento di tre camere da letto al quindicesimo piano di un edificio nuovo della Widellesväg, dopo aver invitato a pranzo il dipendente della cooperativa edilizia Hsb. Dal balcone si poteva vedere l'Øresund [lo stretto che separa la Danimarca dalla Svezia] e anche intravedere il suo ex appartamento della Domus Portus, un edificio nel quartiere di Østerbro di Copenaghen.

I miei due genitori appartengono a famiglie benestanti. Mio nonno paterno è stato redattore a Politiken [quotidiano danese], mentre mio nonno materno era giudice del distretto di Ängelholm [nel sud della Svezia].

Anche se non è mai stato detto esplicitamente, mio padre e mia madre seguivano con impegno il grande slancio egalitario che interessava la Svezia del dopoguerra. Anche il primo ministro Olof Palme aveva seguito questo movimento, e con sua moglie Lisbet, proveniente dalla nobiltà svedese, aveva lasciato i quartieri residenziali della sua infanzia a Östermalm [nel centro di Stoccolma] per andare a vivere non lontano da Husby, nel nuovo quartiere di Vällingby con le sue case a schiera tutte uguali. Per andare al lavoro non usava una macchina con autista, ma guidava personalmente la sua piccola Saab.

Sindrome di Stoccolma.

Questo egalitarismo svedese ha raggiunto il culmine nel 1973. In quell'estate i giornali si sono interessati al rapinatore di una banca di Norrmalmstorg [una piazza centrale di Stoccolma]. Il malvivente aveva preso in ostaggio i dipendenti della banca e chiedeva di vedere il più famoso criminale dell'epoca. Così Clark Olofsson era stato scortato dalla polizia dalla sua cella fino alla banca. Il primo ministro Palme aveva immediatamente interrotto la sua campagna elettorale per andare al quartier generale del governo, a Rosenbad, e avviare dei negoziati.

Fedeli allo spirito del tempo, gli ostaggi avevano cominciato a simpatizzare con dei malviventi [il termine di "sindrome di Stoccolma" deriva proprio da questo caso] meno fortunati di loro. E la cassiera aveva telefonato direttamente a Palme per presentargli le rivendicazioni del sequestratore: una somma di denaro, una macchina e la loro liberazione.


Clark Olofsson
Quando dopo qualche giorno la polizia aveva liberato gli ostaggi, il dramma venne trasmesso in diretta sulla televisione svedese, Palme accorse sul posto per tenere una conferenza stampa improvvisata in piena notte. Qualche mese dopo, nell'autunno 1973, il risultato delle elezioni confermava questo egualitarismo. I diversi blocchi politici avevano ottenuto lo stesso numero di seggi in parlamento. Palme era stato riconfermato a capo del governo e aveva cercato il sostegno dell'altra parte del centro. In caso di disaccordo il problema sarebbe risolto con un'estrazione a sorte. Difficile immaginare una nazione più vicina a un consenso generale.
Ma l’egualitarismo terminò negli anni settanta. La crescita del prodotto interno lordo degli anni cinquanta e sessanta finì, ma non l'aumento degli stipendi, e questo provocò un'inflazione galoppante. Quando la destra scalzò Palme nelle successive elezioni, quest'ultimo dichiarò che gran parte del lavoro era stato già fatto. In realtà la destra aveva ereditato una situazione decisamente complicata. Così i socialdemocratici sono tornati al potere nel 1982. Un comitato di strategia elettorale segreto, guidato dal futuro ministro delle finanze Kjell-Olof Feldt, decise di rinunciare all'obiettivo della piena occupazione per privilegiare la riduzione dell'inflazione. Il movimento egualitario è ormai in fase calante. Secondo le ultime statistiche dell'Ocse, la Svezia è il paese dell'Europa occidentale dove i divari fra i redditi aumentato di più.

Alla famiglia Cavling piaceva vivere a Rosengard. Il quartiere era composto a sud da case in affitto e a nord da cooperative edilizie, dove abitiamo. Le due zone sono separate da una strada a quattro corsie, l'Amiralsgatan. Le due zone sono per lo più popolate da operai benestanti, da funzionari pubblici di livello medio-basso e da lavoratori autonomi come mio padre, che conservò l'appartamento come ufficio fino alla sua morte nel 1983. Mia madre ha cercato di venderlo ma non ha trovato alcun acquirente. Di conseguenza abbiamo dovuto restituirlo alla cooperativa edilizia. 

Una lettera al papa

Il nostro nuovo appartamento faceva parte di una schiera di villette. Come a Rosengard siamo in un quartiere in cui macchine e abitanti sono ben separati. Fra i nostri vicini c'è la famiglia Billström, il cui figlio Tobias, rosso e ostinato, era membro dei Giovani moderati [la sezione giovanile del Partito dei moderati, conservatore], mentre i suoi genitori erano socialdemocratici.

Molto attivi negli anni ottanta, i Giovani moderati incoraggiavano i loro simpatizzanti a far parte dei consigli di classe delle loro scuole. Così Tobias diventò rappresentante degli studenti del suo liceo, che versava in pessime condizioni. Ma invece di chiedere dei fondi al comune, Tobias decise di inviare una lettera al papa per fare appello alla sua generosità. La risposta positiva della chiesa cattolica fu all'origine di un lungo articolo sul giornale regionale Sydsvenskan.

Oggi Tobias è il ministro svedese delle migrazioni e della politica d'asilo. Nella strada della nostra infanzia il 10 per cento degli elettori ha votato per il partito xenofobo Democratici di Svezia alle ultime elezioni [il partito ha ottenuto il 5,7 per cento dei voti alle elezioni politiche del 2010 e per la prima volta è entrato al parlamento].


Tobias Billström
Negli ultimi giorni i giornali svedesi erano pieni di articoli su Husby e su altri quartieri simili. L'immagine che se ne ricava è complessa. Da un lato sono state chiuse istituzioni come la clinica ostetrica, la posta e le banche; dall'altro un programma sociale ha inghiottito milioni di corone. La scuola di Husby dispone di più risorse di molti altri istituti nella regione di Stoccolma. Tuttavia solo il 64 per cento degli studenti ne esce con un diploma in tasca. Il 65 per cento dei 12.200 abitanti di Husby è nato all'estero. Il 38 per cento dei giovani fra i 20 e i 25 anni non ha finito gli studi e non ha un lavoro. Di recente è stata anche soppressa la carta che dà diritto a tariffe ridotte nei trasporti pubblici. Quando si tocca il fondo a Husby, non c'è niente da fare e nessun mezzo per sfuggire alla situazione.

Per me esiste un legame diretto tra questi giovani e i prigionieri che fanno lo sciopero della fame a Guantanamo: non hanno nulla da perdere. La loro sola arma è il loro corpo. Il governo conservatore afferma che qualunque lavoro merita un salario, ma nel frattempo grazie alla bassa inflazione la nostra società è estremamente redditizia.

Un operaio della fabbrica di camion Scania produce oggi quattro volte più che 20 anni fa. La maggior parte dei posti di lavoro non qualificati è stata soppressa attraverso la razionalizzazione e il piccolo numero che rimane è oggetto di una concorrenza accanita. Per un posto di spazzino di notte ci possono essere centinaia di domande, anche se lo stipendio è misero e le condizioni di lavoro ancora peggiori.

Il 90 per cento dei lanciatori di sassi sono adolescenti o ragazzi. Non si battono solo contro la polizia e i pompieri. Si battono anche contro la loro stessa immagine. Nella scuola svedese i ragazzi sono meno brillanti delle ragazze in tutte le materie. Fino a qualche anno fa i ragazzi erano più bravi nelle materie tecniche, ma quando è stato imposto loro di comunicare quello che facevano le ragazze li hanno superati anche in questo campo.

Solo Ibrahimovic

Gina Dirawi
La Svezia è oggi piena di ragazze intelligenti, di "nuove svedesi della prima generazione" di immigrati. La più popolare è Gina Dirawi [nata in Svezia nel 1990 da genitori palestinesi del Libano], che ha cominciato pubblicando cortometraggi divertenti su YouTube. Appena qualche anno dopo ed eccola presentarsi al concorso [nazionale] dell'Eurovisione. E molte altre ragazze sono come lei. C’è un solo esempio maschile che ha raggiunto i vertici partendo dai gradini più bassi: il calciatore Zlatan Ibrahimovic, che è nato e cresciuto a Rosengard, a Malmö. La settimana scorsa ha parlato delle sue ambizioni come giocatore della nazionale di calcio svedese. Zlatan vuole essere il migliore giocatore di tutti i tempi e segnare il maggior numero di gol, e gliene mancano solo 11. Quando si va in bicicletta dal centro di Malmö a Rosengard si attraversa un tunnel. All'entrata del tunnel c'è scritto: "Si può far uscire un ragazzo da Rosengard, ma non si può far uscire Rosengard da un ragazzo. Zlatan".


Traduzione di Andrea De Ritis
Per alcuni la periferia diventa una sorta di medaglia che si porta per tutta la vita. Ma questo vale solo per chi se ne va. Per chi rimane è un segno indelebile. Poco importa il numero di pietre che si gettano o quante macchine vengono incendiate. Questo segno sarà sempre visibile.


Nella nuova Svezia sono in tanti a beneficiare di condizioni di vita migliori. Io, per esempio, abito nel centro città, guadagno uno stipendio più che decente e posso andare in giro per il mondo, ma al tempo stesso sono terrorizzato dalla paura di fallire e di ritrovarmi a terra. 

So che se questo dovesse accadermi nessuno mi potrà salvare. Io e i miei figli saremmo perduti come quelli che tirano i sassi.




 

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Sono andato, tornato, ripartito.

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E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.