stranezze

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

giovedì 25 luglio 2013

Terra rossa.


Terra rossa, gommosa, che ti si attacca sotto le scarpe e che poi porti a casa. Vederla, adesso, a questa distanza di anni e di chilometri mi afferra il cuore e me lo stringe tanto da far male. Parlo del tennis Club che fu, allora, parte integrale della mia vita. Nella "Piccola Città" naturalmente.
Ieri, un tardo pomeriggio di luglio, un altro viaggio “a casa”, solo coi miei pensieri e i ricordi che non mi danno tregua. Eccomi qui, mentre girovago per il mio solito viale, Guido Baccelli, vivo, vibrante, tanti volti sconosciuti, ma che io dovrei conoscere perché insomma è la mia città questa e le sue strade mi appartengono. No, non più. Sono un fantasma forse, silenzioso "segelflygning", sì, commosso, col cuore in mano, ma nascosto sotto una maschera d’indifferenza.
Non è affollato, in questo momento, il tennis Club, ma so che tra un po’ lo sarà. Ragazzini a lezione, chiassosi, esuberanti, felici… C’erano i miei amici qui una volta. Con le loro racchette e i “tennis vita”, pronti a giocare.
Io no, mai imparato il tennis.
Mi mettevo lì, seduto sulle gradinate, con tanto di “Lee Jeans” cercando invano di imitare James Dean mio idolo del momento, e lasciavo che il vento giocherellasse con i miei pensieri, c’erano tutti i miei cari lì, ed ero felice. 
Beh, "för det mesta." Insomma, quella felicità che sale e scende a giornata, quando hai diciott’anni, e che di solito ha a che fare con le ragazze.
Osservo gli istruttori al gioco, bravi, simpatici, calmi, che mi gettano poi addosso delle occhiataccie minacciose, ma che ci fà sto`vecchio rimbambito a fotografare la ragazzine in campo? 
Insomma, è solo un posto come un altro… Ma no, non lo è, cari signori, è il centro delle mie emozioni, una culla di passioni e sogni e speranze, di una vita fa, quando le amicizie erano dolci e ancora idealistiche, e le ragazze, beh, erano mie, anche se solo nei miei pensieri, per un attimo forse. Ma conservo ancora le loro impronte nel mio cuore.
E sì, se scopro appena quell’angolino remoto dove seppellisco le immagini che ho dovuto respingere, ti sento ancora, sai?
(Metto questo video, con questa bella canzone di Minghi, per offrire il feeling nostalgico anche ai miei amici svedesi. A voi, italiani miei, dono la prosa.) 
*****

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.