Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

lunedì 21 ottobre 2013

L`Italia che arranca.

Superati dalla Corea del Sud, dalla Polonia e dalla Spagna, l’Italia arranca nella classifica delle competenze degli adulti, tanto da far dichiarare al Ministro del Lavoro che l’Italia è un paese di inoccupabili (parole poi parzialmente smentite).

Che ci piaccia o meno, i dati nero su bianco lasciano poco spazio alle dichiarazioni di sdegno: gli italiani sono indietro agli altri paesi OCSE su tutti i fronti quando si parla di qualificazione degli adulti, e questo non aiuta nella collocazione nel mondo del lavoro
La colpa è di tutti. Questa situazione è frutto dell’incapacità dell’Italia di rinnovarsi e di stare al passo con il mondo che cambia. Il Paese non è riuscito a trarre vantaggio – nonostante abbia le capacità – dalla globalizzazione. L’ha solo subita, ritrovandosi stretto tra un inevitabile processo di de-industrializzazione, l’assenza di investimenti nella ricerca e una visione miope dello sfruttamento di una delle più importanti risorse: il turismo. Così, oggi, gli italiani non sono solo coloro che hanno serie difficoltà con la lingua inglese. Ma sono anche coloro che hanno meno capacità di operare in un contesto globale e tecnologico. La colpa è anche della politica, ma non solo. Hanno colpa tutte quelle forze conservatrici che hanno sempre detto no al cambiamento, a partire dal sistema scolastico.

Al merito si è preferita l’uguaglianza che poi è stata declinata nella sua versione più deleteria: l’egualitarismo. Così le eccellenze non sono mai state premiate e gli studenti sono sempre stati valutati con sistemi vecchi ed incapaci di dare un giudizio sul vero potenziale umano, con il risultato che ora il paese si ritrova con 2,5 milioni di neet, cioè di coloro che non studiano (o si formano) né lavorano e molte donne inoccupate.
diverse källor e diritto di critica

Uno spreco di risorse umane che però sembra difficilmente recuperabile. Già Monti aveva definito quella dei 30-40enni come una “generazione perduta”.

Verrebbe da dire che ora non resta che salvare il salvabile e riformare radicalmente il sistema scolastico e universitario. Non si può più rimandare. Perché se oggi si è persa una generazione, domani si potrebbe perdere il Paese, definitivamente.


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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.