stranezze

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

venerdì 20 dicembre 2013

Ansia da volo.

È sempre la stessa storia. Mancano pochi giorni prima che parta per l’Italia, e già mi viene l’ansia.  C’è sempre – il timore, la trepidazione, in poche parole il cuore in gola. - e non solo perché devo entrare in quel siluro di acciao - che si chiami Ryanair, SAS o Norwegian  ma sempre una macchina volante è, che ti porta a velocità pazzesca nel grande cielo azzurro della skandinavia, troppo in alto per riflettersi nei suoi grandi laghi. Non crediate che abbia paura di volare io.  Insomma diciamo che non temo il volo, ma preferisco TREMENDAMENTE sentire il suolo sotto la scarpe. Con gli anni uno si abitua (o si rassegna) le fobie si attenuano, i nervi si calmano, e tu lasci che il karma o lo zen (o quel che ti meriti) ti abbracci e prenda il controllo delle tue emozioni, o la mancanza di tali. Dici, ecco, ingoio un calmante leggero, m’infilo gli auricolari, accendo il portatile e mi guardo per l`ennesima volta un film di don Camillo a cui poi presterò ben poca attenzione, ma almeno sento voci che non appartengono ai miei pensieri.  Oh, un Martini, naturalmente.  Bianco o rosso?  Rosso, tack.  Una bella bottiglietta col tappo a vite, non serve nessun cavatappi,(No! Château Mont-Redon) me lo verso tutto nel bicchierone di plastica, sperando che non ci sia subito una turbolenza e me lo faccia rovesciare. 

Così combatto la paura di volare (che non ho) e mi faccio cullare dolcemente dalla nuvole che non vedo ma che sò tengono su l’aereo.  Comunque l`ansia c`entra poco con il viaggio.  ”È quello che mi aspetta all`arrivo” che non mi rende tranquillo (esageratamente agitato), il cuore mi pesa come un macigno, ma poi stranamente mi passa tutto.
Mi sento leggero, sicuro, quando laggiù vedo il mio mare, i tetti rossi di Roma (terrazze!), le macchine fittissime sul grande raccordo anulare, il sacro fiume Tevere che scorre sornione attraverso la Città Eterna, e mi spoglio delle vesti di cui ho bisogno per vivere lassù a Stoccolma. Quasi in un altro mondo,  che siano giorni, mesi, anni, rabbia e delusioni,  mi ritrovo umile e forte allo stesso tempo. Sono coscente che poi tutto si scontrerà inevitabilmente con la realtà di tutti i giorni, ma questa è un’altra storia.  Desidero (cerco) i luoghi della mia adolescenza, ma poi li evito.  Il passato mi aggredisce con una scudiscata in viso, poi mi mancherà la forza (la voglia) di rivestirti con le vesti che ho lasciato all’aeroporto. Perchè devo ritornare!!! Se è vero che i desideri sono belli è anche vero che sono terribilmente deboli e la battaglia con la realtà è sempre inpari. 

Comunque, aspettatemi, Roma, Civitavecchia, Santa Marinella, arrivo, ho comprato un paio di scarpe nuove perfette per camminare sui vostri sanpietrini, così stavolta non scivorelò.
Eccomi, Via Centocelle, Via Traiana, caro amato Viale Garibaldi, ascoltate i miei passi sempre più lenti, accoglietemi con l`urto che aspetto, da voi accetto anche le sberle, capisco tutto io, ma non strapazzatemi troppo, intesi..?




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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.