Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

giovedì 19 febbraio 2015

A me il rosso piace


Insomma io ci penso ancora.  Dopo mezzo secolo, abito ancora in Svezia. Sono a Stoccolma!  Franco, timido ragazzino ingenuo della periferia povera di una cittadina di provincia adesso a distanza di anni ancora abita a Stoccolma. 

Tremila chilometri tra lui – il ragazzino di allora -  e l`uomo maturo di oggi.  La timidezza? Non c`è più.  L’ingenuità, sparita, anche quella.  La rabbia? Di un altro tipo.  Il fuoco dentro, beh, ce n’era molto di più una volta, ma non mi rendevo conto. Sogni tanti, primo quello si scappare da quella realtà, e sogni immaturi, visioni verdi (e non parlo di ambientalisti).  Diciamo che quello che abitava al di la delle alpi non capiva una beata mazza della vita.

Ma poi si parte ugualmente con la speranza che le fiamme che avvincono anima e corpo non si faranno vive finché non avrai dimenticato quello che hai lasciato o perso in Italia.  Ja!  Oppure hai perso tanto ma ti sei rassegnato.  Anche se in realtà non ci si rassegni mai. Därför (quindi) la rabbia di cui parlavo, che si chiama anche frustrazione, delusione, ma la voglia di cambiare tutto c’è ancora e anche forte.Ma manca la temerarietà, il coraggio.  Il controllo. Ci manca ”den skyldige” (il colpevole,) quello che ci tiene belli a posto nel giardino di casa nostra,con le staggionate alte e ben definite.

Sono una persona civile, io, spengo la luce quando esco da una stanza, vado alle riunioni di condominio eprendo anche appunti. E mi metto a leggere a letto per un pò.
I sogni, sentimenti, spietati e avventurosi degli anni giovanili (anche quelli che non sapevamo di avere) si sono vestiti di tinte sbiadite, vestiti di cappotti grigi color cammello che ti fanno appisolare tanto sono noiosi.  Sì, ve lo devo confessare, il beige, le tinte mute e calme mi fanno venire una barba lunga fino ai piedi. 

Non sappiamo vivere più, noi figli degli anni 60 che hanno cambiato il respiro del mondo. Viviamo nella paura di dar fastidio a qualcuno semplicemente per essere noi stessi. 
Ci siamo infilati in un vicolo cieco, senza via d´uscita. Guardiamo il mondo come ci comanda il cuore ma la paura ci blocca il cervello.  Rassegnati, storditi, ma al posto nostro, come inpone la società. 

Anche se io non vado in giro per le foreste svedesi avvolto in un cappotto grigio color cammello.   A me il rosso piace.


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Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.