mercoledì 26 ottobre 2016

Gente di Goro e Gorino io ricordo quando gli emigranti eravate voi.



Mi rivolgo a voi cari cittadini di Goro e Gorino, Emilia Romagna, Italia, Europa: ora che mettete su barricate e respingete rifugiati e migranti scappati da luoghi di guerra e dolore, gente che non ha più nulla, ora c'è bisogno che qualcuno vi sbatta in faccia la memoria con la violenza di una colpa.
La verità la trovi in via Aldo Moro, a Bologna. Lì c'è il palazzo della Regione Emilia-Romagna. Uno degli uffici si chiama "Emiliano-Romagnoli nel mondo" e si occupa dell'emigrazione dei residenti nella regione del centro-nord. Gente di Goro e Gorino, avete capito a cosa mi riferisco? Quello è l'ufficio che racconta quando gli immigrati eravate voi. Ora che mettete su barricate e muri e respingete rifugiati e migranti scappati da luoghi di guerra, da dolore e bombardamenti, gente che non ha più nulla, ora c'è bisogno che qualcuno vi sbatta in faccia la memoria con la violenza di una colpa. Chiedete ai vostri vecchi, gente della provincia di Ferrara: andate dai nonni, domandate quando fratelli, amici, compagni, partivano in cerca di fortuna.


Le statistiche dicono che preferivate Svizzera, Germania e Francia. E se gli svizzeri v'avessero cacciato via come appestati? E se tedeschi e francesi avessero eretto muri e barricate vedendovi da lontano? Cari cittadini di Goro e Gorino in provincia di Ferrara, Italia, Europa, non eravate mica chissà che ricchezza per i Paesi che vi ospitavano: eravate braccianti, pastori, operai. Qualcuno ve la deve ricordare questa cosa, qualcuno vi deve prendere per un braccio e scrollare: i vostri avi non erano meglio dei ragazzi che arrivano oggi in Italia scappando dalla morte, i vostri figli emigrati a Londra e Berlino non sono meglio dei figli dei siriani e dei nordafricani, voi, voi non siete meglio di nessuno se alzate muri contro chi non vi sta togliendo niente, ma sotto il vostro stesso cielo reclama il diritto sacrosanto a vivere in pace con il prossimo.
di Ciro Pellegrino
fanpage.it
Rifletteteci. E aprite le vostre case.




Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.