Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

sabato 15 ottobre 2016

La considerazione nella quale siamo tenuti al di fuori dei patrii confini


"Il questionario che imbarazza il Regno Unito: «Sei italiano o italo-napoletano?» 
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Londra - “Italiani”, oppure “italiani-siciliani” o “italiani-napoletani”: è polemica sui moduli d’iscrizione pubblicati online da alcune circoscrizioni scolastiche di Inghilterra e Galles, in cui spunta appunto questa distinzione etnico-linguistica riservata ai bambini provenienti dal nostro paese. Distinzione che ha suscitato sdegno nelle famiglie e innescato una pungente nota di protesta verbale dell’ambasciata d’Italia nel Regno Unito: «Siamo uniti dal 1861», ha fatto presente al Foreign Office l’ambasciatore, Pasquale Terracciano, lasciando trasparire un’evidente punta di sarcasmo dietro il rispetto delle forme codificate della diplomazia.
Bambini italiani in Svezia. (foto di Antonella Tiozzo)
A denunciare l’accaduto sono stati per primi alcuni genitori, allibiti di fronte alla richiesta di indicare, fra i vari dati, a quale “etnia” e idioma si appartenga, come se fosse una sorta di variante italiana. Il loro racconto, rimbalzato su un paio di organi di stampa in Italia, ha indotto a compiere subito una verifica. E in effetti si è scoperto che era tutto vero: nessuno scherzo, nessun equivoco. L’ambasciatore Terracciano ha spiegato che «si tratta di iniziative locali, motivate probabilmente dall’intenzione d’identificare inesistenti esigenze linguistiche particolari» e garantire un ipotetico sostegno, ma «di buone intenzioni è lastricata la strada dell’inferno», specie quando diventano «involontariamente discriminatorie, oltre che offensive per i meridionali».
Di qui la decisione di un passo ufficiale attraverso la nota al Foreign Office, il ministero degli Esteri britannico, nella quale si chiede «l’immediata rimozione» di questa indebita caratterizzazione pseudo-etnica, che nulla ha a che fare con l’importanza dei genuini connotati regionali o dei dialetti italiani; e si conclude ricordando, appunto, come «l’Italia sia dal 17 marzo 1861 un paese unificato».
L’episodio, fra l’altro, s’inquadra in una stagione delicata per la Gran Bretagna, alle prese con la prospettiva della Brexit , il “divorzio” dall’Ue, in un clima nel quale su temi come il flusso dei migranti o l’apertura agli stranieri non sono mancate fibrillazioni né eccessi. Nella società come nella politica. Un clima che a livello locale, ha fatto notare Terracciano, si riflette anche «nella grave carenza di conoscenza della realtà italiana», di fatto nell’ignoranza diffusa su altri paesi, che questa vicenda testimonia.
dal Secolo XIX
Riproponendo, come in una sgangherata macchina del tempo, «una visione tardo ottocentesca della nostra immigrazione». E forse dell’Italia tout court."




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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.