lunedì 28 luglio 2014
Sia quel che sia
Vedrò chi capisce veramente ‘sta vita, chi l’afferra, ci si tuffa dentro anche se non è tanto bravo a nuotare, perché senza rischi tutto è incolore e privo di gusto (leggi passione).
Arrivo, Piccola Città, accogli con le tue braccia calde questo figliol prodigo, cittadino del mondo, sbattimi un po’, va bene lo stesso, ti capisco.
Sia quel che sia...!!!
giovedì 17 luglio 2014
La focaccetta, condita con il lamento mediterraneo...!
Uno dei modi più antichi del mondo di fare satira è lamentarsi. Un popolo che ha fatto della lamentela un vanto sono gli italiani. Non per niente la parola satira deriva da una parola latina (satura) che significava qualcosa tipo “focaccetta” che non sa di niente ma che se la riempi di roba da mangiare acquisisce un senso più compiuto. Amanti della focaccetta, sono una parte degli italiani in Svezia, quelli che ad intervalli più o meno brevi aggiornano i loro blog lamentandosi sempre dell`Italia.
Le loro lamentele sono le più varie, c’è chi si lamenta
della politica italiana (quella sempre...), amministrazione, autostrade, nebbie in val Padana, chi del capoufficio,
segretaria, compagno di banco, vicino di casa, fruttivendolo, idraulico, chi di
due, chi di tutti, chi sceglie il suicidio, chi sceglie di continuare a
lamentarsi, chi rompe i coglioni ad ogni alito di vento, chi rompe i
coglioni e basta. Da non sottovalutare quelli che si lamentano di cose vecchie
e quelli, i peggiori, che si lamentano di cose vecchie che stanno
cambiando, insomma disfattisti, poveri repressi che vivono
costantemente attaccati ad internet e che, agorafobici e paranoici quali sono quando sono in Italia (esclusivamente per motivi culinari...) se inciampano sul marciappiede è colpa del governo che non sistema le strade,
non abbatte le barriere architettoniche e non fa nulla di buono per la
cittadinanza: oppure davvero dalle loro parti le cose non stanno cambiando e allora sono
sfigati e si lamentano a ragione, non per questo sono però divertenti. Anche
se loro poverini lo pensano. A questo punto qualcuno si lamenterà, anche di
chi si lamenta:"di chi si lamenta." Che
palle, BASTAAA...!!!
mercoledì 16 luglio 2014
Svezia: "Il Paese del pensiero illuminato e progressista, che si fa in quattro per il rispetto delle diversità."
Il luogo comune:
Il Paese del pensiero illuminato e progressista, che si fa
in quattro per il rispetto delle diversità.
I fatti:
La Svezia è
stato il primo Paese ad avere un centro di ricerca in biologia razziale, sito
nella città di Uppsala. È lì che l'idea di sterilizzazione
forzata per malati di mente, disabili, gay e minoranze etniche ha trovato per
prima una credibilità scientifica, completa di avallo da parte del
governo—tanto che fino a poco tempo fa la pratica era legale. Prima del 1975,
se venivi beccato dalla polizia con un paio di forbici insanguinate vicino agli
attributi di un somalo gay, tecnicamente la polizia non poteva fare nulla.
Un recente
studio ha dimostrato che chi cerca lavoro in Svezia ha il 50 percento di
possibilità in più di essere chiamato per un colloquio se ha un cognome svedese
e non arabo.
Qualche tempo fa il Ministro della Cultura svedese, Lena
Adelsohn Liljeroth, ha deciso di fare di più per promuovere l'armonia
tra le culture in occasione del World Art Day. Ecco la torta che
celebrava l'evento:
Lei ovviamente è quella col piatto in mano, non quella sdraiata. Da notare le persone dietro, che avranno pensato "Vai, Lena, sorridi, sì, così… questa foto sarà bellissima su Facebook, accompagnata da una didascalia sarcastica sulla fine della tua carriera."
Conclusioni:
Gli svedesi
sono un branco di razzisti che cestinano i curriculum e
cucinano torte di lamponi. Per loro legare le tube a chiunque non incarni l'ideale
eugenetico nazionale è normale quanto allacciarsi le scarpe
(anche se dobbiamo ammettere che l'eugenetica li ha resi estremamente belli).
(anche se dobbiamo ammettere che l'eugenetica li ha resi estremamente belli).
Consigli di viaggio:
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By Gavin Haynes |
Livello di razzismo su una scala da 1 a 5 = 5
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Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.