Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

giovedì 17 luglio 2014

La focaccetta, condita con il lamento mediterraneo...!


Uno dei modi più antichi del mondo di fare satira è lamentarsi. Un popolo che ha fatto della lamentela un vanto sono gli italiani. Non per niente la parola satira deriva da una parola latina (satura) che significava qualcosa tipo “focaccetta” che non sa di niente ma che se la riempi di roba da mangiare acquisisce un senso più compiuto. Amanti della focaccetta, sono una parte degli italiani in Svezia, quelli che ad intervalli più o meno brevi aggiornano i loro blog lamentandosi sempre dell`Italia.

Le loro lamentele sono le più varie, c’è chi si lamenta della politica italiana (quella sempre...), amministrazione, autostrade, nebbie in val Padana, chi del capoufficio, segretaria, compagno di banco, vicino di casa, fruttivendolo, idraulico, chi di due, chi di tutti, chi sceglie il suicidio, chi sceglie di continuare a lamentarsi, chi rompe i coglioni ad ogni alito di vento,  chi rompe i coglioni e basta. Da non sottovalutare quelli che si lamentano di cose vecchie e quelli, i peggiori, che si lamentano di cose vecchie che stanno cambiando, insomma disfattisti, poveri repressi che vivono costantemente attaccati ad internet e che, agorafobici e paranoici quali sono quando sono in Italia (esclusivamente per motivi culinari...) se inciampano sul marciappiede è colpa del governo che non sistema le strade, non abbatte le barriere architettoniche e non fa nulla di buono per la cittadinanza: oppure davvero dalle loro parti le cose non stanno cambiando e allora sono sfigati e si lamentano a ragione, non per questo sono però divertenti. Anche se loro poverini  lo pensano.  A questo punto qualcuno si lamenterà, anche di chi si lamenta:"di chi si lamenta."   Che palle, BASTAAA...!!!


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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.