Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

lunedì 5 gennaio 2015

Quando muore un poeta



Quando muore un poeta, non muore un uomo qualunque.
Quando muore un poeta
il cielo si scolora, le nubi si addensano
e i raggi del sole fan fatica a trapassare
per asciugare le lacrime della terra in pianto.

Quando muore un poeta
un triste silenzio cala sui fiumi in piena,
che rallentano la loro corsa,
per gettarsi, muti, nel dolore del mare.

Quando muore un poeta
il verde delle foglie impallidisce
e il tremolio dei raggi, mossi dal vento, s'arresta,
come il cuore di colui che non li potrà più ascoltare.

Quando muore un poeta
si spegne il tramonto, sbiadendo i suoi colori
e la luce dell'alba appare con pudore
confondendo il suo bagliore
con l'oscurità della notte.
Come gli occhi di colui che non la potrà più vedere.

Ogni volta che muore un poeta
mi spengo un poco anch'io.
Ed è come se mi scivolasse la mano di un bambino,
che si abbandona fuggendo,
negandomi così la freschezza e la purezza della sua vita.
Solo il ricordo di quella voce,
potrà salvarmi, dal silenzio della mia solitudine.
 
(Renzo Gaioni 1998)


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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.